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L'abitudine alla "bionda"? Scritta nel Dna

 

STUDIO DELL'ISTITUTO NAZIONALE TUMORI DI MILANO

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Alcune persone sono geneticamente più portate a fumare. Colpa della mutazione di un gene, il CHRNA5, che se alterato aumenta pure il rischio di ammalarsi di cancro

MILANO - Fumatori si nasce, almeno in parte. L’irresistibile fascino delle sigarette e il pericolo di sviluppare un tumore ai polmoni sono parzialmente scritti nel patrimonio genetico che ciascuno di noi eredita alla sua nascita. Ma, sia ben chiaro, la volontà del singolo di accendersi una "bionda" fa pur sempre la sua parte. Ora, però, un lavoro tutto italiano appena pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute (JNCI) identifica un gene, il CHRNA5, responsabile della maggiore predisposizione all’abitudine al fumo di sigaretta e collegato al rischio di cancro polmonare. Una scoperta utile anche per quei fumatori che vorrebbero smettere perché adesso i ricercatori hanno un nuovo "bersaglio" sicuro da colpire con farmaci mirati contro il responsabile genetico della dipendenza da nicotina.

FRUTTO DI ANNI DI STUDI - Sono i risultati a cui sono giunti i ricercatori della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, portando a compimento il lavoro iniziato da studi internazionali negli anni scorsi. «Finora era stata individuata un’ampia regione del cromosoma 15 contenente sei geni associata all’abitudine al fumo di sigaretta, al rischio di cancro polmonare e di malattie vascolari - spiega Tommaso Dragani, direttore del team milanese -. I ricercatori non erano però riusciti a individuare il singolo gene coinvolto, né a capire il motivo per cui alcuni individui hanno una maggiore predisposizione a fumare sigarette rispetto ad altri». Studi precedenti, condotti da grossi consorzi internazionali, avevano infatti hanno permesso di individuare (confrontando il Dna di migliaia di forti fumatori con quello di migliaia di non fumatori e comparando il Dna di persone sane con quello di persone con un carcinoma polmonare o con malattie vascolari) in modo chiaro e inequivocabile l’esistenza di un preciso legame fra variazioni del genoma e comportamenti nei confronti del tabacco. «In quest’ultimo studio su JNCI, finalmente, abbiamo identificato il gene coinvolto e il meccanismo molecolare responsabile dell’attitudine alla nicotina, il CHRNA5. In sostanza, abbiamo scoperto che il Dna degli individui a più elevato rischio sia di cancro polmonare che di abitudine al fumo presenta alcune alterazioni nella quantità di questo gene» chiarisce Stefania Favella, prima autrice del lavoro.

CONSEGUENZE PRATICHE - Ma quali sono le conseguenze pratiche di questa scoperta? «Potrebbero esserci fin da subito tre ricadute concrete - risponde Dragani -. Innanzitutto attraverso l’analisi del Dna, possibile anche a partire da una goccia di sangue o da un po' di saliva, possiamo individuare le persone con una predisposizione genetica alla dipendenza da nicotina. Inoltre, i fumatori con la variante genetica di rischio potrebbero avere maggiori difficoltà a smettere e, per garantire loro una maggiore percentuale di successo, andrebbero indirizzati verso potrebbero seguire dei percorsi terapeutici e psicologici personalizzati (più intensi e accurati). Infine potrebbero essere disegnati dei nuovi farmaci, diretti specificamente contro il gene CHRNA5, da destinare solo alle persone selezionate con test genetico».

Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)

 

(Corriere della sera, 09 settembre 2010)

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