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LA FAMIGLIA CHIEDE DI ACQUISIRE LE IMMAGINI DEI SATELLITI

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Sull'ultima strada di Sarah. Così è sparita in 12 minuti

Silenzi e sospetti tra le villette. Il fratello: so che è viva. Una scritta «Sara ti voglio bene» su un casale

 

AVETRANA (Taranto) - Il primo cancello è una lastra blindata che respinge, ma al citofono la voce è gentile: «No, quel giorno eravamo a Lecce con la mamma, a fare spese. Qui in casa non c'era nessuno», dice Mariangela. Il percorso di «quel giorno», da immaginare con gli occhi di Sarah, parte da qui, via Sanzio 1 - villa Scarciglia prende anche i numeri civici 3 e 5, con due grandi portali d'acciaio - e finisce al 22 di via Deledda, alla palma della famiglia Misseri che sbuca dalla recinzione e fa ombra al gatto appisolato in giardino: qui vive Sabrina, la cugina grande che si tirava Sarah sempre dietro, e qui era diretta Sarah, quel dannato giovedì 26 agosto che è sparita come in un maligno gioco dell'oca, in dodici minuti che possono essere un battito di cuore adolescente ma in questo enigma di Avetrana sono diventati la falla temporale che ha inghiottito una quindicenne con le sue prime cotte, i suoi sogni dark tinti di mascara.

Sarah aveva fatto uno squillo a Sabrina uscendo di casa, Vico Secondo Verdi, alle due e mezzo del pomeriggio; Sabrina, non vedendola, l'aveva chiamata dieci minuti dopo, incappando nella segreteria telefonica, e ancora due minuti più tardi, quando aveva trovato il telefono spento. Quel telefono non s'è mai riacceso, Sarah Scazzi non è più riapparsa.

I carabinieri del colonnello Di Blasio sono ripartiti da zero, e proprio da qui. Ieri, appena dietro la villetta di Sabrina, alle spalle del palazzetto dello sport, hanno scoperto un vecchio casale con certe scritte, «Sara ti voglio bene» (Sara senza l'acca, come a lei non piaceva), e a terra resti del passaggio di qualche tossico. Non significa nulla, ma i carabinieri non mollano, il buco nero dov'è precipitata Sarah sta qui, in questo percorso, due strade che fanno angolo retto, via Raffaello Sanzio e via Grazia Deledda.

Qualcuno ha visto? Qualcuno sa? «Non puoi caricare a forza una persona in macchina e non lasciare neanche una traccia per terra! Chi ha preso mia sorella ha avuto una fortuna che non mi spiego, qualcosa non torna», si sfoga Claudio, il fratello grande: «Lei è viva, ci diano un satellite per rivedere i fotogrammi di quei minuti! Chi può, si faccia avanti». Anche i carabinieri, che venerdì 27 erano subito passati qui con i cani, si sono rimessi a bussare a tutte le porte di quest'angolo retto del mistero. Perché, se la distanza tra le case delle due cugine, Vico Secondo Verdi e via Deledda, è breve - appena 488 metri -, una testimonianza recente (e affidabile) ha accorciato ulteriormente spazi e tempi. Due fidanzati di Avetrana passavano in macchina giovedì 26, diretti al mare: e hanno visto la ragazzina che da via Kennedy, col suo top rosa e il suo zainetto nero, svoltava per via Sanzio. La testimonianza è fondamentale: restringe alle ultime due strade del tragitto, via Sanzio e via Deledda, appena 196 metri, meno di cinque minuti a piedi, la zona in cui Sarah è sparita.

Fa caldo, quel giovedì. «Mia sorella camminava sempre sul marciapiede di destra, per abitudine», dice Claudio. Sul marciapiede di destra di via Sanzio, c'è il cantiere di ristrutturazione della scuola media, tre operai lavoravano, ma alle due e mezzo erano in pausa: «Stavamo dentro, al fresco, nessuno ha sentito nulla». Sul lato sinistro, all'angolo, sbuca via Pirandello, e al 2 c'è la villetta di una vedova, «niente nomi, nossignore!», che non si dà pace: «La vedevo tutti i giorni, a quest'ora, ma quel giorno ero a Grottelle per un matrimonio, non ho potuto sentirla, il Signore ci aiuti». Sempre sul lato sinistro di via Sanzio, al 7, due garage con le serrande grigie chiuse sul marciapiede: i garage appartengono al civico 9, dove ci sono lavori di ristrutturazione. Una voce dall'alto chiede: «Che volete?», è seccato, il padrone della palazzina. Fa l'architetto, si chiama Giuseppe, dice. «Quel giorno? No, non c'ero». Poi ci ripensa: «Forse c'ero, ma cos'è? Un interrogatorio? Vi ho già detto troppo». Giuseppe, Nigro di cognome, ha 45 anni, lo descrivono come un bell'uomo dai lunghi capelli «da scienziato», insegna in una scuola geometri di Manduria: «Vivo qui da solo», dice. I vicini dicono abbia una compagna greca.

Suo fratello Cosimo, al civico 11 con moglie e figli, è molto più disponibile: «Siamo andati al mare, quel giorno. Eravamo qui fuori fino alle due meno dieci; certo, la vedevamo passare sempre, stessa ora e percorso». La dannata fortuna di chi l'ha presa, Claudio ha ragione, 40 minuti di troppo per essere aiutata: «Se è salita su una macchina, di auto possibili ce ne sono solo due o tre, e stanno qua ad Avetrana. Vedremo cosa ci dirà l'esame delle celle telefoniche, se qualcuno ha detto che era a casa e invece stava qua... bingo!». Al 2 di via Deledda, due uomini fanno il mosto, uno è un ex carabiniere: «Stavamo al mare»; idem al 6, tutti al mare. Al 10, Antonio Bianco, moglie e figlioletti, quasi si scusa: «C'eravamo sì, ma con quel caldo... eravamo in casa». Dall'altro lato della via, al 5, i Foggetti, mamma e figlio sui vent'anni, tornati dal mare appena ieri: «Non la conoscevo, non era nemmeno del mio giro», scuote la testa il ragazzo. Stessa faccia sconsolata di Rita Crisostomo, civico 9: «Ero in Terra Santa... nessuna novità?». Nessuna, e nessuno era qui per lei, quel giovedì, tra le 17 villette sdraiate sull'angolo retto del mistero. A metà di via Deledda, al 17, c'è già una sua zia, Anna Parisi, «eravamo in casa, ma nessuno l'ha sentita». I Misseri stanno di fronte. Davvero chi se l'è portata via ha sfidato la sorte, ai confini del buco nero vive un pezzo della sua famiglia, scorre ancora oggi la sua solita vita. Prima di svanire, Sarah può aver quasi sentito il gatto di Sabrina miagolare sotto la palma.

Goffredo Buccini

 

(Corriere della sera, 06 settembre 2010)

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