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Un anticancro per cani (con il consenso dei padroni)

SPERIMENTAZIONI

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Un gruppo di veterinari americani ha sperimentato un farmaco anti-linfoma su sei animali, con successo

MILANO – Non ci sarebbe niente di strano: sono malati di tumore e partecipano alla sperimentazione di un nuovo farmaco anti-cancro. Questa volta, però, i malati sono cani: non cani di laboratorio, che fanno la “cavia” di mestiere, ma cani con un nome e un padrone che “si offrono” alla ricerca scientifica. Succede negli Stati Uniti dove un gruppo di veterinari dell’Università dell’Illinois ha trovato un nuovo composto efficace contro i linfomi e ha deciso di sperimentarlo su sei cani affetti da linfomi spontanei, con la speranza di trovare una cura efficace per la loro malattia e la prospettiva di continuare le prove anche nell’uomo (che, con il cane, ha molte analogie biologiche). E ha ottenuto risultati positivi: a basse dosi il composto, chiamato S-PAC-1, ha fermato la crescita del tumore in tre animali e ha indotto una remissione parziale in un quarto, secondo quanto riportato sulla rivista Cancer Research.

NUOVI BERSAGLI - Il farmaco agisce su un enzima cellulare , chiamato procaspasi-3, il quale, una volta attivato, stimola una cascata di reazioni che uccidono la cellula. Questo enzima è un bersaglio interessante per una terapia antitumore, in parte perché la cellula tumorale è immortale (si inceppano cioè i meccanismi che normalmente portano a morte la cellula) e in parte perché molti tumori, inclusi quelli della mammella, del colon del polmone, i linfomi, i melanomi e i tumori al fegato, contengono molta procaspasi-3. «Nel mio laboratorio – ha commentato Paul Hergenrother, chimico all’Università dell’Illinois – stiamo cercando nuovi bersagli per farmaci antitumorali, finora non sfruttati».

MENO TOSSICO - Il nuovo composto è una versione modificata di un farmaco già sperimentato su topi e su un cane, ma troppo tossico. Il composto originale, chiamato Pac-1, che agisce interferendo con lo zinco, provoca, infatti, eccitazione neuromotoria anche a basse dosi, probabilmente perché passa la barriera ematoencefalica e si attacca allo zinco delle cellule cerebrali. Per impedire questo passaggio, i ricercatori hanno aggiunto un gruppo chimico, la sulfonamide, e lo hanno testato la nuova molecola sui sei cani. Prima, però, hanno dovuto stabilire la dose e lo hanno fatto su Hoover , un cane da caccia (razza Treening Walker Hound) del tutto sano.

BOXER E RETRIVER - I risultati sono, dunque, buoni, ma occorreranno ancora molte verifiche prima di un’eventuale approvazione dellla cura, sia per gli animali che per l’uomo, da parte della Food and Drug Administration, l’ente americano per i farmaci. «Il profilo genetico del linfoma canino e di quello umano sono simili – ha commentato Hergenrother – per questo siamo ottimisti». Il linfoma è un tumore che interessa il sistema linfatico e colpisce, di solito, cani fra i sei e i nove anni. Alcune razze, come il boxer e i retriver, sembrano avere una maggiore suscettibilità genetica a questa neoplasia.

Adriana Bazzi

 

(Corriere della sera, 07 settembre 2010)

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