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Soldati fate come il cane

 

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Appartengo a una generazione per la quale era previsto il servizio militare. Circa quarant'anni orsono partii per Rieti. Dopo i primi giorni di confusione, l'assegnazione delle divise, il taglio spietato dei capelli e altre amenità, si cominciava la fase di adattamento per la quale era indispensabile il consiglio dei «vecchi» del corso precedente. «Fate come il cane» sentenziò uno di loro; il cane era un bastardone rossiccio, di media taglia, vagamente parente con un boxer. Moltissimi reggimenti hanno un animale come mascotte ma quello non era il caso di Red , lui era semplicemente un soldato, punto e basta.

La mattina era puntualissimo e composto per l'alzabandiera, poi faceva colazione come noi e assisteva alle lezioni di addestramento. Era il primo a presentarsi quando suonava la tromba del rancio e si riposava sotto gli alberi nelle ore del silenzio. La sera, quando attendevamo la libera uscita, lui stava lì seduto accanto al portone. Poi usciva con noi e andava in giro per la città a marcare qualche palo e qualche ruota d'auto, ma non mancava mai di rientrare al suono della ritirata. Quando si montava di sentinella ed assonnati dovevamo starcene di notte al freddo in una garitta cercavamo di averlo vicino perché a lui non sfuggiva di certo l'arrivo dell'ufficiale d'ispezione. Era insomma un soldato perfetto, non apparteneva a nessuno, la sua vita era l'esercito cui si dedicava con grande passione.

Nel periodo delle marce, per raggiungere la campagna, si passava generalmente accanto alle sponde del Velino, il tumultuoso torrente di Rieti, e Red, sempre presente, spesso ci finiva dentro. «Colonna alt, cane in acqua!» a quel comando si formava una catena umana per tirarlo fuori e lui, senza ringraziare, con una scrollatina ripartiva. Quando il mio corso finì lo salutammo con simpatia, andavamo ciascuno per la propria destinazione e gli affidavamo gli allievi del corso successivo: «Fate come il cane». L'anno successivo passai da Rieti mentre andavo in viaggio di nozze, andai davanti alla caserma allo scoccare della libera uscita. Lo vidi uscire per primo, lo chiamai, mi osservò senza fermarsi, non ero più un soldato come lui.

(LAZAMPA.it, LA STAMPA, 29/6/2011)

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